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Secmu, MCM, Jobs, Mandelli

Ho visitato per la prima volta un ufficio tecnico a metà degli anni '60 e ne sono rimasto affascinato. Era quello della Secmu di Pontedell’Olio dove nascevano le “fresalesatrici” che avrebbero poi dato vita a buona parte delle macchine utensili italiane. Di quel luogo mi affascinava il silenzio. Era un lungo salone con file di tecnigrafi che a me sembravano enormi e lo scorrere dei loro carrelli era l’unico rumore che sentivi. Ho conosciuto e ricordo sempre con immenso piacere Carlo Conti, indimenticabile titolare, ma anche Giacomo Pagani, di una umanità incredibile, che anni dopo mi suggerirà il logo per l’azienda che avrei poi creato. Ricordo Rossi & Pezza, duo indivisibile di softwaristi. Senza di loro la mia attività non sarebbe mai cresciuta tanto. Passano gli anni, le cose cambiano e altre persone diventano parte dei miei ricordi. Gabriele Gasperini, una umanità ed una signorilità incredibile, Bernazzani, Panigari, Bolledi. Era nata l’MCM e con loro ho collaborato per diversi anni. Ma sono anni pieni di novità. Dalla Mandelli se ne va un personaggio che era parte integrante dell’azienda, Armando Corsi. Dalla sua matita, in un garage di un condominio di via Vittorio Veneto nasceranno i primi robot. Sta per nascere la Jobs. Ritrovo Giacomo Pagani e conosco Armando Corsi ed avrò poi il piacere di essere con loro alla prima BiMu a cui parteciperanno. Più tardi creerà la Quota 20 un centro di lavoro che anticiperà di trent’anni la configurazione dei moderni centri di lavoro. Il montante non era più quello “classico” che si vedeva da sempre, ma scorreva “appeso” ad una struttura fissa. Passerà tutto nelle mani della Olivetti e poi nel dimenticatoio, ma quel rivoluzionario concetto oggi lo troviamo nei centri di lavoro più moderni. Terminata la mia esperienza di "imprenditore" entro anch’io a far parte di un ufficio tecnico, è quello della Mandelli. Non è esattamente un ufficio, è un capannone con un numero impressionante di tecnigrafi e disegnatori. Il rumore è sempre lo stesso, quello dei carrelli dei tecnigrafi, interrotto solo dallo squillare dei telefoni. Alla guida dell'ufficio tecnico c'era Badagnani, poi Roberto Vecchio, infine Riboli. Persone molto diverse tra loro, ma con le quali non potevi che lavorare bene. A tutti loro devo tantissimo e a loro e a tante altre persone che non ho nominato va il mio grazie.
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