La mia storia


Questo è (forse) il capitolo finale delle mie esperienze lavorative passate nella maggior parte tra le macchine utensili di Piacenza. Una specie di Curriculum Vitae in cui si riassume quali sono o quali sono state le proprie esperienze. Io le ho disegnate.

Puoi scaricare questo  in Power Point cliccando sul link oppure in formato PDF cliccando sul link

Arrivato alla pensione avevo due alternative, passare le giornate a guardare l’avanzare dei lavori nei cantieri stradali o continuare a disegnare macchine utensili. Ho scelto la seconda possibilità e per un po’ di anni ho continuato a mettere in rete quello che facevo prendendo spunto dal meglio che offriva il mercato mondiale per cercare di disegnare qualcosa di simile, per vederne le difficoltà e cercare di superarle. Ma ho anche guardato alle macchine utensili un po’ datate, non molto in linea con quello che chiede oggi il mercato, per cercare di aggiornarle senza stravolgerle completamente. Oggi ho raccolto tutto il lavoro di questi ultimi anni.

BASAMENTO Z


Ne ho portate avanti due versioni. Nella prima versione (T1) ha due coclee ai lati dell’asse Z, un trasportatore trasversale per la risalita ed una sola vite al centro dell’asse. Nella seconda (T2) ha solo un trasportatore nel canale centrale e due viti ai lati del canale stesso. Le stesse ipotesi le ritroveremo anche sulla serie T1 e T2 con pallet 800 dove la tavola girevole avrà un YRT 460 anziché un YRT 325 della 630 (o cuscinetti analoghi in caso di tavole adatte a tornire).

BASAMENTO X


Qui le alternative sono diverse, ma iniziamo da quelle più "tradizionali" che ho previsto fino al pallet 800. Ancora due versioni diverse, entrambe con la guida posteriore rialzata come prevede la «moda» del momento. Nella prima versione ho una sola vite, mentre nella seconda versione ho estremizzato un po’ il concetto di guida rialzata e ho due viti. Con le opportune modifiche (ma solamente sulla base di appoggio) le due versioni sono valide sia per il basamento con le coclee che quello con il canale centrale. Dal pallet 1000 e oltre ho previsto due versioni concettualmente identiche alle precedenti, ma con due guide in appoggio anzichè una.


Poi ho previsto queste due alternative, la prima con il montante "appeso" e la seconda con una traversa mobile. Tutte soluzioni intercambiabili tra loro senza modifiche al basamento Z.

MONTANTE


Sono ovviamente diversi in base al tipo di basamento X scelto quindi ho previsto le due versioni con la guida posteriore più o meno alta o il montante "appeso". Tutti con possibilità di montare indifferentemente un azionamento con una o due viti. (e poi ci sarà la traversa).

TESTE


Per le teste ci possono essere molte soluzioni. La più semplice è il classico elettromandrino, ma si potrebbe pensare anche alla "vecchia" testa U (di Mandelliana memoria) magari in versione asse continuo, ma ricordando gli anni felici passati in Mecof ho voluto immaginare anche uno slittone.
Per chi necessita di un asse continuo la si può prevedere ad un asse o due assi, ma perchè non rispolverare un esapodo tanto di moda un pò di anni fa ? 

Potete scaricare un piccolo approfondimento cliccando sul LINK


Ma ho dedicato particolare attenzione ad una testa tiltante quindi ad asse continuo che però avesse gli stessi ingombri della testa orizzontale standard con evidenti vantaggi per l'ATC


TAVOLE GIREVOLI


Due diversi tipi di azionamento. La classica, vecchia versione con vite OTT e quella con Torque Motor per chi vuole andare "un pò più veloce". Anche in versione tiltante che però presenta il problema (risolvibile e risolto) dello scambio perchè non posso entrare con le classiche "forche" della macchina "base".

Ho pensato ovviamente anche ad una versione con asse orizzontale ed è stato molto interessante realizzarne la palletizzazione.

TOOL MAGAZINE


Da qualche anno c'è la mania dei magazzini da 200, 300, 400 posti e una marea di rack. Molti di questi  magazzini sono poi delle vere "gabbie" con dentro utensili e manipolatore. Con dimensioni importanti e mille parti da montare con tempi e costi notevoli. E, in caso di manutenzione, l'operatore deve entrare in spazi ridotti e pericolosi. Ovviamenteo io non potevo esimermi dal fare un rack, ma ho optato per una struttura di carpenteria saldata realizzata in un unico pezzo dove le lavorazioni si riducono all'alloggiamento delle guide ed al fissaggio delle rastrelliere (ed è ovviamente modulare) con il traslatore esterno e accessibile facilmente in caso di manutenzione.
Ma ho immaginato anche a due ruote coassiali ed indipendenti. quella più esterna avrà un posto utensile mancante per permettere il prelievo dell'utensile sulla seconda ruota. Potrebbero essere 40+60 posti e sarebbero veramente piccole, oppure 120+80 e sarebbe già un magazzino da 200 utensili. Molto semplice, veloce e silenzioso.
Nella seconda versione ho «copiato» esattamente quello che fa DMG, ma ho trasformato la loro ruota in una catena e questo mi permette di cambiare a qualsiasi altezza mentre con la ruota si può cambiare solo in asse con la rotazione e quindi ruota grande = punto di cambio a grande altezza, inadatta per piccoli centri di lavoro.

ATC AUTOMATIC TOOL CHANGE & APC AUTOMATIC PALLET CHANGE


Due moduli assolutamente diversi anche se, almeno concettualmente, hanno la stessa funzione, lo scambio. Per uno gli utensili, per l'altro i pallet, ma con una cosa assolutamente in comune.
Sono moduli assolutamente autonomi ed indipendenti dalla macchina.
ATC - ho scelto di farne un modulo completo, che comprende anche il portellone, comandato elettricamente e non con il solito cilindro pneumatico per due motivi. Il primo è ecologico. Ogni volta che apro o chiudo un cilindro pneumatico scarico nell'atmosfera aria e olio nebulizzato. Il secondo che elettricamente posso ridurre l'apertura del portellone in base alla lunghezza degli utensili e quindi risparmiare tempo sul ToolToTool.
APC - anche in questo caso ne ho fatto un modulo indipendente perchè con navette o magazzini a silos potrei anche non montarlo, risparmiando costi e spazio.

MAGAZZINI PALLET


Qui c’è poco da dire o da fare e un Camoglino al The Livin Room di Camogli mi ha dato l'occasione per riflettere. Una navetta su binari per magazzini lineari, adatti agli FMS, ma a differenza degli anni '90 quanti FMS si vendono oggi ? (lo so, a volte qualche cliente chiede anche una cella di due macchine, ma quante volte ?) 



Quindi ho dedicato il mio tempo principalmente alla versione «silos», adatta alla macchina singola.

 RISULTATO FINALE (questa è solo la gamma 630)


Componendo i vari moduli arrivo ad avere OTTO versioni di macchine diverse (per ogni dimensione di pallet). In realtà le versioni saranno poi molte di più in base al tipo di avanzamento scelto per l’asse Y (se con una o due viti) e per la tipologia della tavola girevole che potrebbe essere con azionamento meccanico (corona vite s/f) o con motore coppia o per il tipo di TM o di magazzino pallet.
Tutte le altre versioni con pallet diversi saranno esteticamente uguali a queste, solamente più grandi.

TUTTO IN UN CONTAINER


Con canale centrale ho disegnato anche una versione con pallet 500. L’ho fatta per ricordare il mio ultimo lavoro in Mandelli alla fine degli anni ‘90 ed anche per ricordare una deliziosa panissa (e non solo) dell' Hollydays lab di Camogli.


Si chiamava Thunder ed era stata concepita con una ben precisa condizione, doveva entrare in un container. E questa condizione l’ho mantenuta anche oggi per questa versione del tutto personale. 



Ma per una piccola macchina con pallet 500 ho fatto anche riflessioni diverse da un centro di lavoro «tradizionale» ed ho immaginato qualcosa di diverso. Complice una serata al Pirata di Camogli, ho immaginato una macchina con tavola fissa, tiltante, ma non movimentata sui tre assi canonici. Tutti i movimenti XYZ sono affidati alla testa ( uno slittone ). Cosa ne sarebbe uscito ? Avrebbe retto il confronto con un centro di lavoro tradizionale ?


In realtà io credo che un pallet 500 possa essere un investimento che ripaghi gli sforzi fatti per progettarlo e costruirlo solo se sei un costruttore giapponese che ne produce centinaia al mese. Io ho costruito tavole girevoli per dieci anni, dalla piccola con diametro 300 fino a quella con diametro 1500, ma la più venduta era la 630 seguita subito dopo dalla 800 e così sono tornato ad occuparmi di dimensioni più importanti.

SERIE T3  pallet 1000 e 1250


La serie T3 ha dimensioni un po’ più generose e per questo ho scelto di dare al basamento Z tre coclee per lo smaltimento dei trucioli e del refrigerante con un trasportatore trasversale posteriore come sulla più piccola T1. Nella versione con corsa X = 2600 ho aggiunto due supporti ai lati del basamento per dare maggiore stabilità a tutto l’insieme. 
L’ultima versione è una copia della pallet 1000, ma con una tavola girevole con pallet 1250 o 1250x1600 che però non appoggiano più sui coni, ma su dei piani ed il sollevamento non è più affidato allo scambiatore pallet, ma alla stessa tavola girevole.


Ma ancora una volta l'atmosfera rilassata e tranquilla o molto più probabilmente i Rhum del Pirata di Camogli hanno fatto effetto così ho tolto montante e basamento X ed al basamento Z ho aggiunto due spalle di dimensioni generose ed una traversa.


Una eventuale versione con una traversa permetterebbe di lavorare un pezzo con dimensioni decisamente importanti e di arrivare facilmente al centro tavola lavorando con mandrino verticale. E la traversa permette una corsa di 3000 mm.

QUINDICI ANNI PASSATI TRA LE VALVOLE E I BUTT WELDING

Per quindici anni mi sono occupato anche di valvole (e filtri) dove spesso si ricorre agli smussi BW per unire due tubature riempiendole di saldatura e così ho voluto dedicare un po’ di tempo anche alle teste a sfacciare (tipo le teste D’Andrea giusto per capirci).


Volevo capirne le difficoltà costruttive pensando ad un centro di lavoro dedicato in modo particolare alla lavorazione degli smussi Butt Welding dei TEE e di tanti altri particolari del mondo petrolchimico. Poi però il progetto mi è sfuggito di mano …
Ho pensato che le corse di un centro di lavoro sarebbero state sovradimensionate, in special modo la X in quanto la testa lavorerebbe praticamente solo in centro ed anche l’asse Y potrebbe essere alquanto ridotto perché i TEE potrebbero essere alzati tutti alla stessa altezza semplicemente con le attrezzature.


E così è nata una macchina dedicata, realizzata interamente con trafilati commerciali e con corse ridotte. Una macchina a basso costo e che non avrebbe avuto la necessità di lavorazioni centesimali. Immaginare un centro di lavoro fatto con tubi commerciali non vi deve scandalizzare, Kearney & Trecker Milwaukee lo faceva quando in Italia avevamo ancora alesatrici con nonio e manovelle.


Chi era Kearney & Trecker Milwaukee ? Nel 1943 era già uno dei tre maggiori costruttori di fresatrici degli Stati Uniti e nel 1955 avevano 2250 dipendenti. Diciamo che non erano degli sprovveduti. Questa non è la storia che ci insegnano a scuola, ma per fare questo mestiere sarebbe utile conoscerla.



FANTASIA CONCRETA


Fino a qui erano tutte soluzioni riconducibili ad uno standard, ma poi c’è quello che io chiamo «fantasia concreta» ed è l’immaginare soluzioni diverse, personalizzate, fuori standard, ma utilizzando tutto quello che è già stato realizzato e queste sono le ultime ipotesi … E le idee migliori ti vengono quando lavori in un ambiente piacevole e sereno …


Ho utilizzato uno dei montanti della serie 3 e il suo basamento X modificato solo per l'aggiunta dei piedi di appoggio immaginandolo con un piano verticale traslante (magari palletizzato).




Ma ho pensato anche a una testa con uno slittone con una corsa breve per maggiore rigidità e precisione e delegare i grandi spostamenti a degli assi indipendenti



E perchè non rivedere in chiave moderna i tanti successi della Mandelli ai tempi delle Regent, delle Thema o delle Over ? E magari metterci un pò dei miei trascorsi in Mecof ...


Gli anni passati in Mecof sono stati certamente una piacevole esperienza ed un inesauribile ricordo va all’amico Scuderi che con il suo ultraleggero starà volando sulle nuvole. Ciao Scud.

C'è ancora un ultimo importante studio che ho voluto valutare ...

In diversi soggiorni nel mio lungo girovagare in Liguria ho avuto anche l'occasione di riprendere una vecchia idea di bimandrino che avevo già ipotizzato ai tempi della Thunder (link) rivedendola in una chiave più attuale anche in considerazione di ciò che ha presentato DMG con la sua 55 H Twin e dal Cenobio ho iniziato a lavorarci.


Era un primo tentativo, ma l'asse X era su due guide ed i mandrini non avevano la possibilità di variare interasse e DMG aveva fatto di meglio per cui occorreva un'idea migliore e il Grand Hotel Bristol di Rapallo era il luogo giusto per pensarci.


Ora i montanti sono diventati indipendenti, ma la struttura aveva ancora solo due guide e non tre come DMG e così l'ho rivista ancora una volta.



Ora ci siamo. Tre guide, due viti a sfere, una in alto ed una in basso, ma ora serviva una idea per permettere di variare l'interasse dei mandrini anche se i montanti erano movimentati dalle stesse viti.


E, tra un aperitivo e l'altro, dopo qualche giorno, ancora una volta il Cenobio mi ha ispirato ed ho trovato una soluzione. Banale, semplice, ma funzionale ed affidabile. Ma non era ancora finita.


Dopo qualche giorno ho cambiato panorama, da Camogli alla Baia del Silenzio a Sestri Levante ed ecco che al Vis a Vis le soluzioni sono diventate DUE. Dopo aver preso il meglio dall'una e dall'altra è arrivata la soluzione definitiva con più varianti possibili.


Potrebbero essere due tavole fisse, ovviamente palletizzate. Potrebbe essere un doppio tilting o addirittura una versione con le tavole montate su un asse Z per sopperire alla "caduta" dello slittone lasciandogli solo una minima corsa per sopperire all'usura degli utensili, più o meno come si fa con l'asse X. O potrebbe anche essere una sola tavola girevole, come faceva Comau.

Se volete maggiori dettagli cliccate sul  link 

E si potrebbe continuare all'infinito perchè di soluzioni diverse con cui "vestire" un centro di lavoro sono veramente tante ma ...

... Purtroppo nel tempo ho visto crescere sempre più il monopolio giapponese con offerte e soluzioni sempre aggiornate, sempre nuove, mentre nel mercato italiano continuavo a vedere proposte con macchine di dieci o vent’anni, fa segno evidente che in Italia non c’è più interesse verso la macchina utensile e così a poco a poco anche a me è passata la voglia di occuparmene. Chi seguiva il mio blog avrà notato che ho cancellato quasi tutto ed ho messo un po’ di ordine racchiudendo in questo post quello che negli anni ho fatto. So che ci sono molti errori, ma purtroppo non avevo la possibilità di contattare e di confrontarmi con eventuali fornitori perché se li avessi invitati specificando che disegnavo (per hobby) dal mio salotto o dal tavolo della cucina (o dal Cenobio di Camogli) nella migliore delle ipotesi avrebbero chiuso in malo modo la telefonata. Già per avere un catalogo devi specificare per che ditta lavori con indirizzo e telefono.


Ora ho rispolverato la mia Nikon e vado alla ricerca delle vecchie osterie di montagna, dove bevi ancora il vino nello scodellino, alternandole al Cenobio, il mio buen retiro a Camogli. Se vi servisse la mia esperienza dovete solo chiamare, ma chiamate anche se passate a Camogli, sarà un piacere avervi miei ospiti a pranzo. E a chi mi ha seguito in questi anni va il mio immenso GRAZIE.

Dalle Butterfly valves alle Through Conduit

 


Anno Domini 2018 l'ultima mia esperienza lavorativa. La pensione è dietro l'angolo, ma bisogna arrivarci. Grazie ad una carissima amica prendo contatti con l'azienda del marito e della sua famiglia. Una cena a Gavi per conoscerci un pò meglio ed a gennaio inizio. Di comune accordo decidiamo per un contratto a termine. Come ho "detto" la pensione è dietro l'angolo e per andare e tornare dal lavoro sono oltre 200 km ogni giorno e per un over 60 (anni) non è una passeggiata.
E' un mondo nuovo, distante anni luce dalle globe e gate della precedente esperienza (link), ora sono valvole a sfera o a farfalla, come le mie preferite, le triplo eccentrico, tanto difficili da spiegare quanto belle da disegnare.


Nuove persone, nuovo ambiente, diversa mentalità rispetto alla precedente esperienza. Un esempio ? In azienda c'è un "museo" che racconta la storia delle valvole, ma anche una palestra ad uso esclusivo dei dipendenti. Purtroppo, come ho scritto, una esperienza a termine. La pensione è arrivata.

Lo rifarei ? Con trent'anni in meno sulla carta d'identità sicuramente si.

Dalle macchine utensili alle valvole API 602


Il primo luglio 2002 inizio una nuova avventura. Non più a disegnare macchine utensili, ma a condurre un piccolo ufficio tecnico in una azienda che produce valvole per il settore petrolchimico.
Ci sono tutti i presupposti per fare un buon lavoro, ma ancora una volta la vita riserva una sorpresa. 
Una brutta sorpresa.

Il 26 dicembre 2004 il titolare e sua moglie muoiono nello tsunami di Phuket e tutti i fantastici programmi che insieme avevamo fatto vanno in fumo.
Io resterò ancora per altri tredici lunghissimi, pesantissimi, interminabili anni.

Quindici anni in totale, che mi hanno permesso di conoscere le valvole gate e globe, le API 602, le Pressure Seal, le Urea, le API 6A, ma anche monobasket e filtri TEE. Oggi posso dire di avere una profonda esperienza in un settore che prima non conoscevo e ricorderò con orgoglio che partendo dal nulla in poco tempo ed al primo tentativo, ho ottenuto la certificazione per le API 6A.
(si, lo scrivo volutamente in prima persona perchè lo ritengo un successo ottenuto senza alcun aiuto da chi lo avrei aspettato)

Umanamente cosa mi rimane di quella esperienza ? Indubbiamente riconoscenza ed una profonda stima per il titolare che mi aveva fortemente voluto nella sua azienda e poi il ricordo di tre, quattro colleghi di lavoro che poi nel tempo sono poi diventati amici. Probabilmente un pò pochi per quindici anni di vita, ma ho trovato solo ostilità e più volte mi sono chiesto se non fosse stata per colpa mia, ma poi a distanza di anni un giorno mi arriva un messaggio sul telefonino .. 

"Faccio fatica però ci provo ... volevo ringraziarti per gli anni della Douglas ... magari non te l'ho mai detto ma ho imparato tanto da te ... sono stati anni stupendi per me ... grazie".

E questo a me basta.
L'esperienza si concluderà nel 2019, con un unico rimpianto. Grazie all'esperienza maturata in Mandelli avrei potuto e potrei fare molto per quel mondo, ma non puoi aiutare chi non vuole essere aiutato.

Buona serata a chi mi segue.

arriverà a breve ....work in progress


Duecentocinquanta chilometri

 


Ad agosto 1999 spedisco un pò di curriculum. Mi risponde la segretaria di Marco Agosta allora titolare (insieme al fratello) della Mecof di Ovada chiedendomi se potevo aspettare fino al ritorno di Agosta dalle ferie. A settembre ci incontriamo, a ottobre inizio a lavorare in Mecof.
DUECENTOCINQUANTA chilometri al giorno. Ogni giorno.
Macchine un pò diverse dalla Mandelli, ma i concetti (e i problemi) sono sempre gli stessi.
Più uno, lo slittone.


A Natale mi chiedono qualche nominativo per riorganizzare i metodi di lavoro e io suggerisco l'Ing. Vecchio, mio ex direttore in Mandelli e così ci ritroviamo di nuovo a lavorare insieme.
L'ambiente è piacevole, si lavora bene e così i duecentocinquanta chilometri al giorno passano in secondo piano e non pesano più di tanto.
Unico inconveniente ... un pieno alla macchina ogni TRE giorni !
La vita però è sempre piena di sorprese e così al terzo anno un'azienda mi propone di gestire un piccolo ufficio tecnico a pochi passi da casa. Il titolare è una splendida persona, il programma di lavoro è decisamente accattivante e così, a malincuore, lascio la Mecof.
Non potevo immaginare cosa sarebbe poi successo ...

Si chiude una porta, si apre un portone


La Mandelli cambia di nuovo proprietà e la nuova direzione mi incarica di coordinare il progetto di una nuova macchina, per Mandelli decisamente innovativa. Inizialmente sarà "Mandelli 500", ma poi diventerà Thunder 500. 
Ma ancora cassa integrazione, scioperi, mobilità e a luglio 1999 la mia avventura in Mandelli finisce. Probabilmente non mi sono guardato bene alle spalle. E si riparte di nuovo.



Chi è arrivato dopo di me, non so per quale motivo (ma è facilmente immaginabile), ha deciso di buttare tutto e di fare una macchina concettualmente completamente diversa. Scelta che personalmente non ho mai condiviso per molti motivi e che, a mio parere, ne fanno una macchina costosa con tempi lunghi di installazione. 
Altro motivo che ritenevo significativo è che (a parità di dimensione pallet)  nessun costruttore presentava una tipologia di macchine simili per cui mi veniva da pensare che o sei un genio o sei un pò fuori strada.
Ma di genio delle macchine utensili in tanti anni io ne ho conosciuto uno solo, Armando Corsi. L’ho conosciuto in Secmu, a Pontedell’Olio dove si costruivano le “fresalesatrici” e insieme a lui ho conosciuto l’Ing. Pagani, persona di una capacità e una umanità incredibili che anni dopo mi suggerirà il logo per l’azienda che avrei creato.
La macchina utensile di allora veniva dalle alesatrici, macchine pesanti, potenti, generalmente con montante fisso e tavola girevole di grandi dimensioni montate sugli assi X/Z a croce dove il cambio utensile (almeno agli inizi) lo faceva manualmente l’operatore.
Le fresalesatrici di Pontedell’Olio erano più snelle, più veloci, sempre con montante fisso e testa laterale a sbalzo e gli assi X/Z a croce, ma senza tavola girevole. E quella è stata la mia fortuna visto che proprio Secmu mi ha spinto a costruire tavole girevoli, ma questa è un’altra (lunga) storia.
E proprio dall’azienda di un grande personaggio che è stato il suo titolare Carlo Conti, insieme a Rossi & Pezza, duo indivisibile che anni dopo mi avrebbero poi  supportato nella mia avventura di imprenditore, è nato quello che sarebbe poi diventato il controllo numerico.
Ma torniamo a Armando Corsi. Quella azienda inizia a stargli stretta, la sua voglia di fare innovazione lo spinge ad andarsene ed è dalla sua matita che nascono le macchine Mandelli.
E la sua matita porterà la Mandelli a primeggiare nel mondo.
Ma spesso i grandi geni sono incompresi infatti passano gli anni, lascia la Mandelli e disegna un centro di lavoro che, ancora una volta, non ha niente di simile a quanto c’è sul mercato.
Il montante (appeso ad una struttura fissa) non si muove più in Z, ma in X perché è lui stesso che porta la testa a prendersi l’utensile e la tavola girevole non si muove più in X, ma in Z perchè è lei che porta il pallet allo scambiatore riducendo enormemente i tempi passivi.
Si chiamerà Quota 10. Il mercato però non l’ha mai voluta e dopo pochi anni passerà alla Graziano tramite la Olivetti e poi dimenticata per sempre. Ora, a distanza di quarant’anni praticamente tutti (o quasi) i centri di lavoro sono fatti su questo concetto.
Per darvi un’ultima informazione di cosa è stato quel grande personaggio posso aggiungere che qualche anno fa un grandissimo costruttore giapponese ha presentato un centro di lavoro dove (per poter lavorare la quinta faccia) la tavola girevole ruota su un piano inclinato di 45°. Un concetto che sempre Corsi aveva già disegnato oltre quarant’anni fa, si chiamava Quasar.

Ma torniamo al centro di lavoro a cui accennavo all’inizio. Come ho detto non ne condividevo l’idea di averlo abbandonato anche se sicuramente ci saranno stati validi motivi tecnici per farlo, però io, al contrario, l’avrei prima sviluppato in tutta la sua potenzialità.

Avrei iniziato a definire le parti che sarebbero rimaste fisse in tutte le diverse configurazioni. Senz'altro il basamento, ma anche la tavola girevole, tutta la struttura che porta lo scambiatore pallet, le tendine dell'asse X e tutto il box.
Stesso trasportatore trucioli e tutta la parte di impiantistica posteriore.
Avremo quindi sempre lo stesso ingombro, lo stesso layout, le stesse necessità di trasporto. 
Per una seconda configurazione avrei tolto la grande struttura fissa che portava le guide dell'asse X e adottato una soluzione con un montante più "tradizionale".




Questo (sopra a sx) poteva essere il risultato ottenuto sulla stessa struttura della macchina di partenza, e non poteva andare a competere con la macchina a dx di un altro importante costruttore piacentino ? 



Togliendo la testa H, montando una testa U (orizz./vert.), non poteva essere la macchina a dx senza spendere tempo, risorse e soldi per farne una nuova ?

Cambiando ancora. Montando una struttura fissa con una traversa in Y e la testa che si muove in X, non poteva competere con la macchina a dx sempre nata a Piacenza ? ATTENZIONE, mi riferisco sempre al concetto di macchina nella sua struttura e so bene che a dx c'è rappresentata una tavola con due viti a sfere, ma in rete non ho trovato altre foto (le foto le ho recuperate su Google e restano dei legittimi proprietari).

Potevamo esagerare ed immaginare un secondo basamento dove la tavola girevole è fissa e la testa ha uno slittone (RAM) e usando le diverse tipologie di montanti precedenti potevamo magari competere anche con altri, come il costruttore qui a dx.


O confrontarci con il mercato delle bimandrino (magari per lavorare valvole globe e gate per il mercato petrolchimico) usando ancora la stessa struttura che porta il montante e sullo stesso basamento precedente e competere con quest'altro costruttore. 


Ma si poteva anche pensare di adottare due montanti leggeri ed indipendenti e competere con le macchine di Comau (il riferimento è ovviamente a quello che si costruiva in quegli anni).


Si poteva provare a competere anche con altri costruttori come quello a dx semplicemente rispolverando il basamento con le guide disassate ed il montante tradizionale usato all'inizio.


Oppure montare una testa ad esapodo sullo stesso montante precedente, sullo stesso basamento e con la stessa tavola girevole, magari per lavorare piccoli pezzi dedicati all'aeronautica o piccole turbine.


Ecco, io prima di buttare il progetto iniziale ne avrei valutato queste potenzialità, ma probabilmente qualcuno lo avrà fatto e magari lo avrà giudicato antieconomico, ma non è certo un buon motivo per buttare tempo, soldi e anni di lavoro.